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L’ANIMA CANDIDA HA VINTO

Sembrava troppo bello per essere vero: l’anima candida, l’uomo onesto fino all’incredibile, ce l’ha fatta. Da solo. Semplicemente perché la gente ha creduto in lui. Ci ha creduto perché ha visto come si è comportato in tutti i momenti della sua vita lavorativa, dove ha messo la serietà e la lealtà davanti ad ogni cosa. Come quando, dopo un incidente di gioco che l’aveva tenuto fuori dal campo per un anno, riprendendo a giocare l’aveva voluto fare con lo stipendio al minimo salariale perché la squadra gli aveva pagato le cure e lo stipendio intero per un anno senza che lui potesse darle il suo contributo. Mai sentito, in Italia o all’estero, un altro giocatore che abbia fatto questa scelta.

Perché lui, sul campo e nella vita, uno sportivo lo è davvero.

Perché, non dovremo mai dimenticarlo, ci sono gli atleti che si cimentano in uno sport, curano la propria abilità e il proprio successo, e poi ci sono gli sportivi, ovvero chi, potendo tagliare il traguardo perché chi era davanti a lui è colpito da un malore, si ferma per spingere il compagno davanti a sé e portarlo verso quella vittoria che gli spettava, oppure chi, potendo segnare un gol vincente a porta vuota, non calcia la palla perché il portiere avversario è a terra infortunato.

Perché lo spirito dello sport è lealtà e coraggio, e, sì, anche rinuncia, e Tommasi uno sportivo lo è sempre stato davvero, sul campo e nella vita.

Gli atleti di successo? Quelli sono tutta un’altra cosa.

LuM




La Modica di Enzo Belluardo




COME VOLEVASI SI È DIMOSTRATO

Il quorum sui cinque quesiti referendari inerenti la giustizia non si è raggiunto.

E’ doveroso analizzare il motivo del mancato raggiungimento del quorum e la bassissima affluenza.

In primis: si trattava di quesiti ampiamente tecnici per i quali i cittadini comuni non hanno competenze tecniche, su un ambito prettamente legislativo.

In secundis: i quesiti non sono stati ampiamente diffusi ed esplicati, in modo da far comprendere ai cittadini comuni di che si trattasse.

Evidentemente in questo caso i mezzi d’informazione non sono stati volutamente utilizzati per delucidare in merito il cittadino. Ciò è un fatto grave che indirettamente ci ha indotto a spendere denaro pubblico in maniera del tutto inutile.

Inoltre mi preme ricordare che, oltre questi cinque quesiti inerenti la giustizia, il cittadino avrebbe dovuto esporsi sulla legalizzazione della cannabis e sulla legalizzazione del diritto sul fine vita assistito. La Corte Costituzionale non ha ritenuto opportuno che su questi quesiti avessero potuto decidere i cittadini.

Premesso che noi cittadini comuni siamo rappresentati dal Parlamento italiano, pertanto devono essere i parlamentari che devono legiferare, quindi il referendum, soprattutto in questo caso, è uno spreco di denaro pubblico, mi chiedo: perché il cittadino comune non ha potuto decidere sulla legalizzazione della cannabis (che come tutti sappiamo abbiamo provato almeno una volta nella vita) e sulla legalizzazione sul fine vita e invece ha avuto la possibilità di scelta, andata a vuoto come si prevedeva, su dei quesiti su cui il cittadino comune non ha competenze?

Converrete con me che abbiamo avuto l’ennesima incongruenza italiana?

Nele Vernuccio




SCACCE CONTRO BIG MAC

“Vorrei cantar il memorando sdegno
ch’infiamma I fieri petti modicani…”

È l’incipit modificato de “La secchia rapita” di Tassoni, pubblicata a Parigi nel 1622, poema datato si direbbe, se non fosse che a Modica continuano ad esserci Conti di Culagna bacchettoni, pronti a fare guerra per la scaccia, offesa a morte dal McDonald di prossima apertura. I modicani, l’un contro l’altro armati, militano negli opposti schieramenti e si lanciano il guanto di sfida brandendo armi culinarie; nuovi crociati pronti a sostenere fino alla morte il simbolo campanilistico della tradizione da una parte, dall’altra gli oltranzisti del fast food made in USA.
La famosa signora Mariuccia imbraccia corrucciata il matterello, pronta a “stirare pinne di pasta” a mitraglia, da farcire con cipolle, pomodoro, prezzemolo e ricotta, e guata torvamente i Kevin e le Samanthe targati Modica Alta (ebbene sì, gli Orazi e le Vannine e i Pietri di una volta stanno sparendo…) con ketchup, maionese e Big Mac.
Ma siamo seri e, soprattutto, democratici!
Perché non provare a convivere insieme, ognuno con le proprie preferenze?
In fondo, non è la prima volta che il logo giallo e rosso di McDonald prova a sfondare nella roccaforte della scaccia senza successo, tanto che i Kevin hanno percorso chilometri per andare a Ragusa a mangiare il loro cibo preferito.
Forse è la calura estiva ad aver mandato in tilt intelligenze sopraffine, tanto “fine” da spezzarsi per un argomento ridicolo. Qui non ci sarà nessun legato pontificio a dirimere la questione come per la secchia rapita. Qui c’è solo l’insulsa stupidità di creare false “secchie” a dimostrazione che le teste di ccippo sono dure a morire, con buona pace della scaccia di prezzemolo.
Lasciamo le diátribe per argomenti più drammatici. Ce ne sono fin troppi…

Marisa Scopello




OPERA AL NERO

”Tu vuo’ che rinnovelli / disperato dolor che ‘l cor mi preme / già pur pensando, pria ch’io ne favelli… parlare e lagrimar vedrai insieme”.
(Dante, Inferno cXXXIII)
Le parole del dantesco Conte Ugolino sembrano le uniche possibili per un fatto di cronaca che nessuno vorrebbe commentare, l’infanticidio attuato da una madre. Eppure, nell’inferno delle coscienze malate di depressione, questa è purtroppo la risposta che sbatte in faccia una realtà atroce, a partire dall’ultimo episodio, quello di Martina Patti ed Elena Del Pozzo, per risalire indietro nel tempo fino al mito; grumi di sangue e sofferenza incomprensibili se li si guarda esternamente senza la pietà delle lacrime. Opere al nero che gli antichi greci hanno rappresentato nel mito e nel climax luttuoso della tragedia. L’allusione alla Medea di Euripide è cruenta e pertinente: lei, la maga straniera innamorata di Giasone, uccide i suoi figli quando lui la abbandona per nozze più vantaggiose, innescando inaudite reazioni a catena e punendo lui mentre punisce anche, e soprattutto, sé stessa.
Oggi sappiamo della depressione post parto che da sola non giustifica l’assassinio del figlio, nemmeno l’abbandono del partner può farlo, né la pazzia e le interpretazioni psicanalitiche riescono a spiegare ciò che avviene nel mistero di un animo sconvolto. Ma i 473 episodi solo in una manciata di anni denunciano la gravità del dramma e del dolore scatenanti questa aberrazione disumana. Si vorrebbe fare a meno di udire e vedere negandone l’esistenza, ma Medea è sempre là in agguato, affascinante e spietata, nera dentro e fuori, come la Medea raffigurata da Giovanni Robustelli con la sola biro.
Solo l’arte sa lenire con pietà l’inquietudine di piccole vite cancellate e attivare le peristalsi necessarie a digerire la realtà di madri che uccidono i figli.

Marisa Scopello




Le ricette della Strega (a cura di Adele Susino)

Riso colorato in insalata

Ingredienti:

500 gr di riso venere e rosso, 500 gr di gamberi sgusciati, 2 peperoni rossi arrostiti, 500 gr di salicornia, 1 cipollotto, salsa chimichurri, q.b. di olio evo, sale e  vino bianco, q.b. di succo di limone

Preparazione:

per la salsa chimichurri  tritare finemente prezzemolo, origano, aglio, cipollotto, peperoncino, aceto di mele, olio e sale. Fare saltare in padella, a fuoco vivo, con aglio e olio, la salicornia, unire i gamberi, sfumare con il vino e fare raffreddare, non salare perché la salicornia è sapida. Spellare i peperoni, tagliarli a pezzetti e condirli con olio e succo di limone. Affettare finemente il cipollotto. Cuocere il riso dopo averlo lavato e tenuto a bagno per trenta minuti, condirlo con olio e farlo intiepidire, dopo condirlo con la salsa chimichurri, i gamberi con la salicornia, i peperoni e il cipollotto, aggiustare di condimenti e fare riposare per circa un’ ora prima di servire. Volendo si può rifinire con un trito di mandorle e pistacchi tostati.




VOGLIA DI PULIZIA?

Come molti prevedevano, i referendum non hanno raggiunto il quorum.

Non staremo qui ad analizzarli uno per uno: solo a leggere attentamente i vari testi, la sensazione che se ne riceveva era il tentativo di stravolgere il sistema giudiziario, che, malfunzionante sin da ora, sarebbe precipitato nel caos. Questa almeno è la conclusione che noi ne abbiamo tratto leggendoli.

I due che avrebbero inciso, secondo noi positivamente, sulla società italiana, sarebbero stati proprio i due che non sono stati ammessi: quello sul fine vita e quello sulla liberalizzazione della marijuana. Ma quelli avrebbero inciso positivamente sulla società italiana sollevandola un po’ dalla melma nella quale da un bel pezzo è sprofondata e questo mai!

Quanto alle elezioni amministrative che si sono tenute contemporaneamente, anche su queste i risultati sono stati abbastanza prevedibili. Tranne in un caso. A Verona, da tempo roccaforte della destra, va al ballottaggio un personaggio candidatosi senza battere la grancassa, senza spendere per volantini, senza promettere mari e monti ai cittadini per farsi votare, ma solo presentandosi per quello che è e che ha sempre dimostrato di essere: un uomo pulito, un uomo leale, un uomo onesto.

Gli italiani hanno avuto modo di conoscerlo quando giocava nella Roma: dovette star fuori dal campo per un anno e per quell’anno, come una squadra fa con ogni suo giocatore infortunato, gli pagò le cure e lo stipendio. L’anno dopo, al suo ritorno in squadra, Tommasi giocò accettando solo il minimo sindacale dello stipendio. L’anima candida, lo chiamava il cronista Carlo Zampa; non perché fosse un ingenuo ma proprio perché era un uomo onesto. Quanti se ne trovano oggi in Italia? In politica nessuno, perché ormai la politica non vuol dire più agire per un’ideale, o almeno un’idea, ma solo la ricerca di vantaggi personali, di conseguenza a chi si candida sembra del tutto naturale e ovvio farsi scegliere offrendo favori personali senza pensare minimamente (e per quale motivo?) al benessere del paese, città, regione o nazione che sia.

Per questo la candidatura di un uomo come Tommasi, un uomo che pensa prima al compito che gli compete (sia come giocatore che, come è stato per un lungo periodo,  rappresentante dell’Associazione Calciatori, che, adesso, sindaco di una città) non poteva che infondere entusiasmo a chi da un sindaco si aspetterebbe cercasse di risolvere onestamente i problemi della città e, sì, anche i loro, ma come cittadini, non come compagnucci della parrocchietta.

Non sappiamo ancora se al ballottaggio ce la farà, specie in un ambiente come Verona, di mentalità rigida e tradizionalista, appannaggio da tempo, come si è detto, della destra ora apertamente sostenuta pure dal vescovo Zenti, anche perché non vediamo come coloro che ieri hanno votato per rappresentanti della destra possano decidere di sostenerlo, ma già l’essere arrivato al ballottaggio col solo sostegno di gente che crede in lui, ci pare riveli una voglia di pulizia che da tempo non si avvertiva più.




RAGUSA A TUTTO VOLUME!!

Si è conclusa domenica sera in una gremita Piazza Duomo a Ragusa Ibla la XXIII edizione del festival letterario “A Tutto Volume” che ha registrato un grande affluenza di lettori e curiosi.

Il festival si è svolto dal 9 al 12 giugno e tra gli ospiti di eccezione c’erano Lirio Abbate, Luciano Canfora, Elena Stancanelli, Daria Bignardi, Sergio Rizzo, Paolo Figliuolo, Matteo Saudino; filosofi, giornalisti e scrittori che con i loro libri hanno reso l’edizione di quest’anno davvero molto stimolante.

Un’edizione che simboleggia la rinascita con i colori e le tante storie narrate dagli autori, gli ospiti ai vari eventi hanno potuto vivere un’esperienza intensa e ricca nelle stupende location del ragusano. “Un’edizione per far tornare a vivere le piazze che ci farà riappropriare del piacere di stare insieme senza le limitazioni a cui siamo stati abituati gli ultimi due anni” dichiara il direttore artistico Alessandro Di Salvo, un festival che pone molta attenzione a temi nodali d’attualità con la preziosa presenza critica di grandi nomi tra gli editorialisti dei principali quotidiani del paese. Tra gli appuntamenti in programma, alcuni momenti hanno commemorato il centenario della morte di Giovanni Verga, il centenario della nascita di Pasolini e gli anniversari delle stragi di mafia, momenti celebrativi molto interessanti e assai sentiti. In particolare nella serata finale con Daria Bignardi il festival ha registrato un boom di presenze, pubblico che ha potuto comprendere dall’autrice stessa quali sono stati i “libri che le hanno rovinato la vita”: sono testi che lasciano un segno profondo durante il percorso di vita di ognuno di noi, libri che segnano e insegnano nello stesso tempo, spiegava la Bignardi, libri che ti fanno piangere e nello stesso tempo fanno maturare qualcosa in te. Ed è proprio questo il messaggio conclusivo che il festival vuole lanciare: il grande valore della lettura che in ogni fase della vita può aiutarci a comprendere chi siamo davvero e cosa desideriamo.

Graziana Iurato




Questi rifiuti dobbiamo tenerceli a casa, lo volete capire?




QUANDO TI PRENDE LA NOSTALGIA…

L’abbiamo provata tutti, chi più chi meno: quella sensazione dolce amara che ci riporta senza preavviso ad un volto amato, ad un luogo vissuto, e basta un suono, o un odore, ed eccola lì, la nostalgia, che è memoria ma non solo, è struggente malinconia che può lenire un dolore o acuire un rimpianto, e a volte, quando è feroce, ci crea un groppo alla gola  e non ne vuol sapere di abbandonarci. E’ questo l’impulso ancestrale che muove le fila della storia e colora di  noir “Nostalgia”, l’ultimo film  diretto da Mario Martone e interpretato da Pierfrancesco Favino, nonché presentato a Cannes, dove ha suscitato numerosi apprezzamenti dalla critica. Una storia non solo di fatti ma soprattutto di sentimenti, che scava nel profondo di un  uomo alla ricerca del vecchio sé che credeva ormai svanito, e che ci parla dell’eterno  archetipo del viaggio e del ritorno, delle radici, del senso di appartenenza che abita ciascuno di noi.

Felice, che torna a Napoli dopo quarant’anni di assenza, è un uomo fragile, quasi frastornato, apparentemente estraneo ad un luogo ormai lontano dal suo sentire, quel Rione Sanità dove è  cresciuto e che ora percorre lentamente avventurandosi nel dedalo dei suoi vicoli, lungo i muri sberciati  delle sue casbah dove, adolescente ribelle, sfrecciava col motorino cercando di costruire la sua identità tra furtarelli e piccole ordinarie illegalità. All’estero si è creato una carriera Felice, ha una bella moglie, una nuova religione e persino nell’esprimersi in italiano si sorprende esitante e impacciato.

L’incontro con la vecchia madre, una straordinaria Aurora Quattrocchi, è una sequenza  potente che segna anche l’inizio del suo  viaggio a ritroso: “Mamma, facciamo che io ero bambino, e tu mi lavavi”. Adesso è lei la bambina, da accudire, da proteggere. Così la prende in braccio delicatamente, nuda e tremante, le fa un bagno, la riveste con biancheria nuova, la mette a letto. In seguito la toglierà dal seminterrato dove  vive e le comprerà una casa luminosa e piena di verde, dove lei trascorrerà serena gli ultimi giorni della sua vita. Ma c’è anche l’incontro con l’amico di un tempo diventato un boss spietato: un’amicizia irrisolta, congelata nel dubbio del tradimento, pagata a prezzo della vita da Felice, che ha solo  il torto di fidarsi dei suoi ricordi distorti e di credere di poter riannodare con un incontro chiarificatore le fila di un rapporto viscerale.  Il passato però presenta il suo conto, negli anni il rione non si è riscattato nonostante il quotidiano impegno di un prete coraggioso, e  il  cancro della malavita continua a proliferare e a metastatizzarsi.

Sono le contraddizioni e le sfaccettature di questa città, non quella turistica e monumentale, ma quella sommersa, degradata, quasi spettrale, dove la gente cresce arrangiandosi e vivendo di espedienti. E’ proprio in questa Napoli madre e matrigna, illusa e disperata, cupa e labirintica, che Felice  ritroverà pian piano i pezzi di quel sé che credeva perduto, riannoderà  legami con personaggi equivoci ma veraci, si mescolerà ai giovani del quartiere, riprenderà a mangiare pizza e mozzarelle, si riapproprierà di un dialetto ironico e disinvolto riemerso in superficie dai meandri della sua mente. Sentirà di essere tornato finalmente a  casa e  prenderà una decisione inesorabile: rimanere, comprare casa, richiamare la moglie egiziana. Anche se tutti lo esortano a ripartire, anche se il suo amico boss affamato di vendetta gli sta alle calcagna; ma lui, Felice, questi pericoli neanche li vede. E così rimane, come si rimane con un’amante che  oggi ti seduce e domani ti pugnala alle spalle.

Da un certo punto in poi capiamo che tutto ciò che avviene lo porterà ad un destino ineluttabile. La nostalgia, il deus ex machina, questa grande bugiarda che trasfigura e distorce i ricordi, ha vinto, ma ha trasformato l’elegia in tragedia greca.

Claudia Sudano